venerdì 26 agosto 2011

Meglio una cartolina


Caro Walter Veltroni,

Puntuale è arrivata la tua lettera al direttore di un quotidiano, lo scorso anno il Corriere, oggi Repubblica. Con una battuta facile, ma te la tiri, ho commentato che una cartolina sarebbe stata più gradita. Puntuale scrivi a suocera perché nuora intenda, come direbbe Di Pietro. La suocera è il direttore, la nuora forse siamo noi cittadini, ma non ne sono certo.
Del contenuto della tua lettera si possono condividere dei concetti e delle speranze, mi piace che ritieni che ancora ci sia una distinzione tra destra e sinistra, non è poi così scontato dalle nostre parti. Il resto cose note, niente di nuovo.
Lasciami però dire una cosa: mi aspetterei un altro tipo di lettera, se proprio non puoi farne a meno di inviarcele. Mi aspetterei, e non solo da te, una lettera di scuse.
Sì, proprio una lettera di scuse rivolte soprattutto a noi cittadini elettori di sinistra, noi elettori del Partito Democratico.  Perché se siamo in questa situazione, dove il sentimento dei cittadini nei confronti della politica è passato dal discredito al disprezzo, qualche responsabilità voi, classe dirigente, dovreste pur averla? Se i governi di centro sinistra non hanno tenuto? Se lo scandalo della casta (delle caste) esplode ora e tutto era noto e arci noto già prima, perché non metterci mano allora?
Ecco perché è meglio una cartolina da inviarci, scegli tu, scegliete voi, il luogo dal quale imbucarla. Oggi un cambiamento e un rinnovamento della classe dirigente varrebbero quanto una manovra per risanare tutto il debito pubblico. Servirebbe a ridare senso alla politica, servirebbe a dare credibilità alla politica.
Pensaci Walter. Pensateci, ma in fretta.

venerdì 19 agosto 2011

Ti conosco mascherina


Mr. Buffet (un cognome da chef francese) e Luca Vattelapesca di Montezemolo dichiarano che è arrivato il momento di contribuire. Anche i ricchi devono fare sacrifici ed essere tassati il giusto.
Gad Lerner, e non solo lui, rilancia invitando i partiti di opposizione, PD in primis, a chiedere una vera patrimoniale tenendo conto della disponibilità dimostrata dai due facoltosi imprenditori. Come non concordare caro Gad, ma consentimi di dubitare. La mia impressione è che i due facciano il beau geste sapendo che cadrà nel vuoto perché questo governo non oserà mettere le mani nelle loro profonde tasche. Talmente profonde che puoi farci una cuccia per Brunetta o ricavare almeno tre canotte per Bossi.
Non ci credo. Giusto, ma non ci credo.
Se davvero sono così disponibili, i ricchi ricchissimi, potrebbero, se la disponibilità non fosse accolta, devolvere a fondo perduto parte del loro patrimonio ai comuni dove risiedono per progetti e lavori di manutenzione.
Luca, potresti sistemare le buche delle strade torinesi; oppure rendere navigabili i fiumi della città in modo da creare un trasporto cittadino alternativo. Idee non mancano e persone in grado di realizzarle anche. Creeresti occupazione e notti più tranquille al nostro assessore al bilancio.
Mi viene solo un dubbio, stai a vedere che Luca e Buffet sono residenti in paradisi fiscali?

PS: a prescindere una bella e vera patrimoniale è ciò che PD e opposizione devono chiedere. Su questo non ci piove.

giovedì 11 agosto 2011

L'acqua pazza

Adesso è la volta delle foto del menù della Camera dei Deputati, abbiamo scoperto l'acqua calda. Anzi l'acqua pazza. Basta andare, e vi consiglio di farlo, sui siti di Camera e Senato e consultare/scaricare i bilanci per vedere che queste due istituzioni si comportano come se si fosse ancora in una monarchia: mancano solo le feluche. Magari da qualche parte ci sono ancora.
La Camera dei Deputati sui servizi di ristorazione ha un saldo negativo di 4.110.904,08 € (5,5 milioni di uscite e 1,3 milioni di entrate). Un costo medio a pranzo per deputato di 53,22 €, ipotizzando 126 giorni lavorativi (3 giorni lavorativi per 42 settimane).
Insisto con la mia proposta:
penso sia ora di passare al buono pasto come tutti i comuni mortali;
penso sia ora di trovare per il parlamento sedi meno anacronistiche e più funzionali.
La monarchia finì il 2 giugno del 1948, il periodo di transizione dovrebbe essere concluso da tempo.

ps: passando al buono pasto da 10 € si potrebbero risparmiare almeno 3 milioni di euro anno.


venerdì 5 agosto 2011

Un sano trasloco


L’ottocento è passato da oltre un secolo, il novecento da undici anni lunghi un secolo.  Due secoli e 150 anni di unità del paese hanno lasciato molti problemi irrisolti e, in Italia, molti palazzi storici. 
In tre di questi palazzi hanno sede le tre massime istituzioni del paese: Camera, Senato e Residenza del Presidente della Repubblica.
Credo sia arrivato il momento per queste istituzioni di scendere tra i comuni mortali trasferendosi in palazzi normali, meno costosi e più adatti all’attività che in quei palazzi si deve svolgere.  Quei palazzi storici possono essere restituiti alla cittadinanza come musei, a testimonianza di una storia che avremmo voluto ci regalasse un presente migliore.
L’ottocento è finito, il novecento pure e il duemila non se la passa bene.
Tornate, diventate normali.

giovedì 4 agosto 2011

Oltre i costi della "casta"

C’è un aspetto della cosiddetta “casta” di cui non si parla che, a mio parere, è forse più grave e più importante della questione costi.
Mi riferisco al fare circolo chiuso, al vivere in una situazione d’isolamento e di autoreferenzialità.
In parlamento trovi bar, ristorante, medico, barbiere e pure il cappellano.
I deputati (e senatori) frequentano la sera gli stessi ristoranti, se passate da Fortunato al Pantheon li trovate con la forchetta in mano tutti allo stesso tavolo. Se andate all’aeroporto al giovedì sera, in attesa dell’imbarco li vedete in fila a decine di parlamentari.  E poi si ritrovano in TV, alla radio e nelle hall degli alberghi, alla festa del patrono, al taglio di un nastro, alla presentazione di un libro di Bruno Vespa. Tutti insieme. Non fanno che salutarsi e rivedersi.  Fondano club bipartisan: Juventus club dei deputati, milan club dei deputati …
Come in una crociera costa, quella signora che vedete piangere nello spot della costa crociere non è una turista è un’ex deputata.
Il cittadino, invece, il deputato, lo incontra giusto in campagna elettorale, quel cittadino che fa una vita normale, quella vita che il deputato, che fa un’altra vita, decide quanto e come deve essere vissuta. La nostra vita.
Allora a me piacerebbe, caro deputato che tu uscissi dal loop in cui sei costretto a vivere e vorrei darti un salario direttamente legato al tipo di vita che fai vivere a noi. In altre parole vorrei che tu vivessi la nostra di vita. Se ritorni normale, ritorni rispettato e credibile.
Non ci vuole molto, si potrebbe cominciare dal buono pasto. Come le persone normali.
Lo dico per farti un favore, vieni a respirare aria pulita.
Lo dico anche per fare un favore a noi, sei troppo importante per ridurti così.

Ps. Ovviamente sto facendo, e me ne rendo conto, di tutta un’erba, un fascio, Ma poco ci manca ormai, al fascio o allo sfascio.

mercoledì 3 agosto 2011

Al cuor non si comanda, però


Al cuor non si comanda, si disse il papero quando s’innamorò di un barbagianni. Quel papero importante, molto importante, lasciò la sua casa, perché voleva non si sapesse in giro, e andò a vivere con il barbagianni. Erano molto diversi si sa, il papero era chiaro e il barbagianni scuro. Il papero importante e il barbagianni meno. Il papero aveva un verso delicato, il barbagianni fischiava acuto. Una storia tenera piena di piume svolazzanti che volavano leggere nell’aria. Di notte il papero lavorava e il barbagianni planava sulla città.  Di giorno il papero lavorava e il barbagianni si spulciava le piume.
Un bel giorno il papero, che voleva star sempre con il barbagianni, decise di nominarlo vice papero.
Tutti gli uccelli, un po’ per paura e un po’ per solidarietà, misero la testa sotto le ali per far finta di non vedere.
Non tutti però. Il grande capo degli uccelli, un avvoltoio un po’ spelacchiato, disse al papero con fare minaccioso e a becco duro: “Guarda che io so tutto, attento a te”.
Il papero e il barbagianni da quel momento cominciarono a perder piume, che non svolazzavano più, ma si posavano pesanti sulla terra. Non si sa ancora come questa storia finirà, ma la morale c’è: se tu sei un papero puoi innamorarti di un barbagianni, al cuor non si comanda, ma non puoi trasformarlo in papero, soprattutto in vice papero.

lunedì 1 agosto 2011

Smarrito come te qualcuno c'è

A Dario 
http://www.unita.it/italia/franceschini-vasta-alleanza-per-ricostruire-il-paese-1.319095


giovedì 21 luglio 2011

Tobia


La foto che vedete, e leggete, l’ho scattata a Donnalucata, in Sicilia, dove ho trascorso le vacanze. Preciso che non mi piace, la trovo veramente di cattivo gusto, non me ne vogliano le donne che vedranno la foto.
Lasciatemi dire però che il povero Tobia mi ricorda il centro sinistra, sempre all’opera con i preliminari, con discussioni infinite, titubanze, maggioritari e turni secchi, referendum, precisazioni e puntualizzazioni. Intanto che Tobia ci pensa c’è lui che poi lo fa.
Lui poi lo fa modo suo. Lui non ci piacerà e a noi non resterà che mangiarci le unghie.
Ruberei allora lo slogan bello e felice, “Se non ora quando e soprattutto cosa e come”.

martedì 28 giugno 2011

La mozzarella in carrozza


I tunnel, la velocità, gli ultras del SI e quelli del NO, una valle, le pallottole, i massi, i TIR e l’autostrada, la mozzarella in carrozza e i pendolari ad aspettare il regionale, l’amianto c’è l’amianto non c’è, forse avremmo dovuto, la decrescita e la crescita, il PD e il PD di cui, il mulo Tonino e la poesia di Nichi, si deve fare, non ve la faremo fare. Serve! Non serve! I soldi ci sono, i soldi non ci sono.
Mi fermo che mi gira la testa, invece farei delle domande. Queste per esempio.
Alta velocità Torino Milano:
  1. Volume traffico passeggeri
  2. Costo medio dei biglietti
  3. Previsione rientro dei costi
  4. Linee regionali soppresse
  5. Quanto si è ridotto il traffico automobilistico sulla A4
  6. Benefici sul territorio attraversato
  7. Mobilità effettiva tra Torino e Milano
Le risposte ci direbbero molto sull’utilità dell’alta velocità, almeno sull’idea di alta velocità: funziona?

Aggiungerei che la questione TAV potrebbe diventare un caso per ripensare alle forme di democrazia partecipata.  Pochi non possono più decidere per tutti. 
Andando oltre gli schieramenti.

venerdì 17 giugno 2011

Non montiamoci la testa


Il mare dalle parti di Gallipoli :)

Andrò forse controcorrente, ma ero molto ottimista sull’esito dei referendum. Quando c’è il rischio di un aumento pesante delle bollette e c’è il timore di rischiare un disastro nucleare che ti potrebbe far diventare fosforescente, è automatico andare a votare. Inoltre c’era anche la volontà di, almeno, ridimensionare l’uomo dei miracoli mancati, in Italia comprese Arcore e Olbia.
I referendum sul divorzio e sull’aborto passarono quando gli italiani erano molto più cattolici di adesso. Non c’è Minzolini che tenga in questi casi. Non c’è invito ad andare al mare che possa essere accolto.
Però non montiamoci la testa. L’Italia s’è desta perché la sveglia era puntata su argomenti molto precisi, chiari e comprensibili. Prova ne è il ritorno del centro destra al ritornello della riduzione della tasse. L’unico argomento che a loro è rimasto.
Il campo da golf a Lampedusa non si farà, gli sbarchi non riescono a fermarli, il federalismo leghista è una bufala. Il lavoro non c’è.
Ripeto, non dobbiamo montarci la testa però, a mio parere referendum e amministrative vanno letti come una richiesta forte di cambiamento nel rapporto che i partiti devono avere con i cittadini. I partiti, soprattutto il mio che ci tengo e spero ancora per molto, devono proporre un progetto di paese: condivisibile e comprensibile e su quello costruire alleanze per andare a governare. Non il contrario. Devono abbandonare l’autoreferenzialità dei convegni o delle lobby (comprese quelle “etniche” che ti avvicinano a mitologici animali).
La testa di chi fa politica è tutta dentro i partiti e i meccanismi che li regolano. Molte teste che nei partiti contano (spesso le tessere) fuori, nel mitico territorio, sono dei perfetti sconosciuti. Mi viene da dire meglio da un certo punto di vista.
Però così non può durare, perché tutti quei SI e tutti quei voti presi alle amministrative presto o tardi potrebbero mandare a scavare il mare tutti i partiti. Allora saranno cavoli amari per la democrazia in questo paese.

mercoledì 15 giugno 2011

In punta di piedi


Sono entrato così nei campi Rom, in punta di piedi. In punta di piedi e con un piccolo carico di pregiudizi. Io avevo il compito di fare le foto e un po’ mi vergognavo. Mi chiedevo come cominciare evitando di sembrare invadente, non volevo dare l’impressione di essere a un parco safari.
Per un po’ la macchina fotografica è rimasta nello zainetto, intanto salutavo e cercavo di spiegare cosa ci aveva portati li. Cominciavo a rilassarmi e a scaricare pregiudizi, un po’ per volta.
Poi ho estratto la reflex dallo zainetto e l’ho accesa. “Siete giornalisti?”. “No, vorremo girare un film”. E spiegavamo. E raccontavano.  Un altro carico di pregiudizi se ne andava.
Ho cominciato a scattare foto, alle cose e ai luoghi.
Intanto si erano rilassati anche “loro”: “Fammi una foto, per piacere”.  Tempo un’oretta di scatti e il rilassamento era completo. Adesso ho un pacco di fotografie da portare al campo.
Uscendo non ho più controllato se in tasca c’era il portafogli.
Ai campi ci sono andato più volte con Sara, Francesco, Federico e Luca. La storia completa la trovate qui: http://unmondopossibile.wordpress.com/

giovedì 9 giugno 2011

Il paese del gratta e vinci

Oggi sono andato all’ufficio postale per pagare un bollettino, ero in coda quando ho visto agli sportelli in bella vista dei gratti e vinci. Ho chiesto e mi han detto che si possono comprare, un modo come un altro per ingannare il tempo quando si è in coda.
Fantastico, questo paese è fantastico. Puoi trovare i gratta e vinci ovunque: dal tabaccaio, al bar, in edicola, al supermercato, all’autogrill. Adesso anche alla posta. Ritiri la tua pensione, minima, e la defalchi subito di cinque, dieci euro di speranza. Lo stato (minuscolo, molto minuscolo) si prende il pizzo sulla miseria e sulla disperazione. Posso dire che questa cosa mi fa schifo? L’ho detta.
Adesso mi aspetto che i gratta e vinci si vendano nelle ASL, anche lì code non mancano e puoi pagare con il bancomat insieme al ticket. Negli ospedali, possibilmente nei reparti di oncologia, vedi mai che ti puoi pagare un ricovero in Svizzera o cure molto costose. In chiesa, gratta e vinci indulgenze, messe in suffragio e candele votive. Nelle agenzie per il lavoro, gratta e vinci un posto a tempo determinato, indeterminato, da operatore ecologico o da mega dirigente … delle poste.
Questo paese, così com’è, mi fa veramente schifo. L’ho già detto? Non importa, lo ripeto volentieri.

martedì 7 giugno 2011

L'uomo che piantava gli alberi


Un mio caro amico stava smontando un luogo bello quando tra le varie cose accatastate vide un libro e me lo donò, un libro di pochissime pagine. Conoscevo l’autore, ma non quel libro. I libri si accolgono, non si accettano. Ringraziai Massimo e mi ripromisi di leggerlo presto. L’ho letto ieri sera, d un fiato, son poche pagine. Narra di un luogo, in alta Provenza, diventato arido e spoglio. Come i pochi abitanti rimasti. Narra di un uomo che aveva perso tutto, salvo il desiderio di rivedere, in quel luogo, crescere gli alberi. Senza dirlo a nessuno comincia a seminare querce, betulle, faggi. Quel luogo diventa una foresta, i ruscelli si riempiono d’acqua, il villaggio si ripopola. La vita riprende. A molti sembrò un miracolo. Invece fu solo la tenacia di un uomo del quale non sapranno mai. Lo conoscessi, quell’uomo, gli chiederei un po’ di semi, da seminare e da regalare. Ne abbiamo bisogno. 
Il mio caro amico è Massimo Pizzoglio. Il luogo bello era il Circolo delle Passioni, ora è l'Associazione Culturale Dobhran. Il libro è L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono. Noi siamo tutti. 
L’uomo che piantava gli alberi non si sa dove sia e se sarà.

lunedì 6 giugno 2011

Mettiamola così


Renzi voterà tre Sì e un No, perché i quesiti referendari sono quattro. Fossero tre, voterebbe due Sì e un No. Fossero due, farebbe fifty fifty. Se ci fosse solo un quesito, sceglierebbe quello sull’inchiostro, dei titoli dei giornali.
D’Alema insiste con il governo di transizione, ancora due interviste e finisce la legislatura.
Berlusconi ha congelato Bondi, deve avere un freezer enorme.


lunedì 30 maggio 2011

Vita (non) votata di Sandro Bondi


Milano fuggita
Napoli andata
Cagliari rapita
Trieste fumata
Grosseto svanita
Novara evaporata
Crotone partita
Pordenone mangiata
Rimini rifiorita


sabato 28 maggio 2011

Carlo d'Inghilterra


Mi è capitato in passato di andare in visita in un repartino psichiatrico, visita nel senso che andai a trovare un mio collega che ci era finito per “disturbi” amorosi.  Il mio amico mi accoglie in sala visite e cominciamo a fare due chiacchiere, lui ormai stava bene e sarebbe uscito da li a poco, quando vengo fissato insistentemente da un giovane  ricoverato. Per cortesia saluto e lui ricambia con un gesto nervoso della testa. Poi comincia.
Io non voglio tornare alla Fiat Ricambi.
Lavora alla Fiat Ricambi? Dico io.
Sì, per colpa di mia madre. Dice lui.
Ah, sua madre.
Sì, ma io non posso. Che figura ci faccio? Mi dica lei?
Non si trova bene? Perché che figura?
Lo dica a mia madre, ma si rende conto? Io, alla Fiat Ricambi?
Scusi, ma lei chi è?
Io sono Carlo d’Inghilterra! Carlo d’Inghilterra!
E sua madre la regina Elisabetta, la capisco. Faccio io assecondandolo.
Il mio amico sorride e mi presenta la signora seduta al suo fianco: Claretta Petacci.
Questa esperienza mi fa comprendere l’imbarazzo di Obama e degli altri presidenti che hanno subito al recente G20 le esternazioni di Berlusconi. 
Mandiamolo in una comunità alloggio.

giovedì 26 maggio 2011

VIP - Very Important "Pensioneit"

Anche i ricchi invecchiano e rischiano la non autosufficienza. A loro ha pensato Carlo De Benedetti, il finanziere che si è staccato il cognome, che inaugurerà a Dogliani, nelle Langhe, un pensionato per VIP parzialmente o totalmente non autosufficienti.  Rette da tremila euro a salire.
Dal sito della società “Anni Azzurri” che possiede la struttura:
“In Italia, come nel resto d’Europa e dei Paesi industrializzati, oggi si vive più a lungo. Ma le persone sono esposte più a lungo all’usura del tempo, alle malattie degenerative, ai malanni della vecchiaia. E i ritmi di vita e la struttura della famiglia moderna non sempre consentono di assistere i propri membri anziani, soprattutto non più autosufficienti, tenendo costantemente conto di tutte le loro esigenze: cure mediche, sostegno nelle attività quotidiane, bisogni psicologici e relazionali. “
Penso a Marchionne, a Berlusconi, a Briatore, a Geronzi e a tutti gli altri sotto lo stesso tetto rincoglioniti da una vita stressante e usurante.  Li immagino a tener concione, a calcolare utili da spartire, a combattere il comunismo e la FIOM, a rivedere turni e ritmi di produzione, a promettere miracoli … più o meno come fanno adesso. Abbandonati dai parenti e affidati a infermiere teutoniche - ricordate Fratella Diesel in Alta tensione? -  che li trattano peggio degli operai di Fabbrica Italia.
“Poveri” cari vecchi VIP.

domenica 1 maggio 2011

E allora?


Anche quest’anno San Gennaro ha fatto il miracolo e il sangue si è sciolto, al terzo tentativo.
Non ho capito il vantaggio del miracolo però, insieme al sangue sono spariti i rifiuti? La camorra è stata debellata? Gasparri è diventato intelligente? Renzi meno presuntuoso? Veltroni è partito verso l’Africa centrale? Bossi va in vacanza a Sorrento? Berlusconi si ritira in convento?
Che cosa succede dopo che il sangue si è sciolto? Succede che si coagula di nuovo.

giovedì 28 aprile 2011

Il riposo dei neuroni

Riporto fedelmente da L'Unita di oggi 23 aprile, pagina 3 in alto:

"Quando si dorme troppo poco alcuni neuroni nel cervello <> temporaneamente e fanno una pennichella, cioè si spengono per un breve periodo anche se noi permaniamo svegli e siamo attivi. La scoperta resa nota sulla rivista Nature, è frutto di una ricerca sui ratti condotta da Giulio Tononi dell'Università del Wisconsin a Madison."

Sicuri che siano i ratti? Il fatto che il ricercatore sia italiano (all'estero) mi rende dubbioso.

sabato 2 aprile 2011

I top manager e lo sportello solitario


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385 top manager di Unicredit provenienti da tutto il mondo si sono riuniti a Torino per la convention annuale, tra un meeting e l’altro hanno trascorso un pomeriggio a restaurare 200 mobili. Pare serva a fare squadra.
L’agenzia dove ho il conto corrente - un’altra banca, ma non fa differenza – è spaziosa, molto, con tanti sportelli, ma un solo addetto. Ci sono andato ieri, quel povero addetto era sudato, spettinato e ti guardava chiedendo solidarietà mentre la coda si allungava e il bancomat s’inceppava e un signore gli chiedeva improbabili operazioni.
Fossi cattivo come La Russa, gli avrei detto: perché non prova a fare squadra, si restauri giovanotto.

lunedì 28 marzo 2011

La foto di Arturo


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Adesso Arturo sta pensando a come impostare la sua avventura elettorale, ma Arturo di campagne elettorali non è che ci capisca granché. Arturo ha sempre invitato a votare per un’idea, per un simbolo, per un progetto. Promuovere se stesso, per Arturo, è una novità.
Arturo ha pensato a un foglio, formato A4, una paginetta insomma, dove scrivere in sintesi, di se stesso: chi è, cosa ha fatto, come è (o almeno come lui stesso si vede) e soprattutto cosa significhi per lui la politica, con l’aggiunta di qualche sogno. Soprattutto vorrebbe spiegare il motivo della sua candidatura.
Arturo poi si è chiesto: ma ci metto una foto mia sulla paginetta?
Ad Arturo è venuto naturale pensare alla carta d’identità, in fondo una candidatura è un atto formale. No, troppo fredda, occhi sparati, sguardo da ricercato da tutte le polizie del mondo.
Ad Arturo potrebbe venire in mente una foto con sguardo ammiccante e sorriso tipo “lasciafareamechesonoiltipogiusto”. E poi la moglie di Arturo chi la sente: “sembri un imbecille”.
Ad Arturo viene in mente che i capelli, e i baffi, sono grigi e galoppano verso il bianco. Potrei tingerli e avere un aspetto più giovanile. Invece di rottamarmi mi ripristino. Impensabile, Arturo non se la sente di affrontare i commenti dei suoi figli: “Pà, sei ridicolo. Se continui così ti fai un mutuo per il lifting”.
Un’idea sarebbe una bella foto, tipo piano lungo, quello che usano nei film western quando girano la scenadei duello finale. Arturo si vede arrivare, passo deciso verso la meta, verso il momento decisivo, la morte o la gloria. Si sarebbe bello, ma a pensarci, cacchio, si tratta solo di candidarsi in circoscrizione. Siamo fuori contesto, meglio lasciar perdere.
Arturo potrebbe mettere la foto di quando era bambino, quando tutte ste menate della foto non c’erano oppure chiedere a sua moglie di scattargli una foto e chiudere la questione.
Sono tempi difficili, grossi dubbi ci assillano.
Si possono fotografare i tempi difficili?

venerdì 25 marzo 2011

L'articolo 11 e il comma che non c'è


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L’articolo undici della nostra Costituzione recita così:


L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Un articolo nobile che ti qualifica come paese, ti fa sentire orgoglioso di essere italiano, a volte capita. Un articolo, a mio parere, incompleto. Provo a spiegare perché.
Non ci sono più le guerre d’invasione e di conquista, non ci sono più i Napoleone, gli Hitler e le guerre coloniali. Quelle guerre che, probabilmente, hanno ispirato l’articolo undici.
Gli ultimi interventi militari hanno coinvolto paesi legati alla produzione o alla commercializzazione di materie prime: l’Irak, l’Afghanistan, la Cecenia per dirne alcuni, e oggi la Libia. Il petrolio oggi e domani, se si continuasse a puntare sull’energia nucleare, l’uranio.
Le guerre evidentemente nascono per interessi esclusivamente commerciali, dietro la pretesa di esportare la democrazia, dietro la dichiarazione di sostegno a popoli che si ribellano, intervenendo di solito a genocidio quasi compiuto.
La politica internazionale è quindi al servizio di interessi commerciali e di uno sviluppo economico che, per forza di cose, prevede la guerra.
Noi, da questa sponda del fiume, amiamo la pace e siamo ovviamente contro la guerra. Lo dichiariamo, manifestiamo ed esponiamo le bandiere colorate. Noi stiamo dalla parte di chi si ribella per chiedere diritti e democrazia e dibattiamo sull’intervento del nostro paese in uno scenario che prevede le bombe da sganciare.
Noi amiamo la pace, ma arriviamo dopo. Noi amiamo la pace, di solito, solo quando siamo coinvolti.
Invece dovremmo agire prima facendo politica, dimostrando l’amore per la pace con fatti concreti. E vengo alla proposta. Concretezza sarebbe proporre una modifica alla Carta Costituzionale aggiungendo un semplice comma all’articolo undici:
“L'Italia ratifica accordi bilaterali, di natura politica e commerciale, solo con paesi che garantiscono ai propri cittadini i diritti previsti dalla dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.”
Non so se questo comma da solo risolverebbe la questione, di sicuro non avrebbe consentito al governo Berlusconi di firmare un pesante accordo con Gheddafi.
Anzi, magari avrebbe spinto Gheddafi a riformare il suo regime, perché, è noto, che il cliente ha sempre ragione.
Sogno? Può darsi, ma ditemi se ci sono alternative.

martedì 22 marzo 2011

L’Italia migliore è in corso Marconi



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A Torino i genitori di una scuola pubblica si organizzano in un’associazione  e ridipingono le pareti.
A Torino i consiglieri del PDL eletti in regione propongono una legge che vorrebbe destinare soldi pubblici e a fondo perduto alle scuole private da destinare a lavori di ristrutturazione.
L’Italia migliore è in corso Marconi a Torino.

lunedì 21 marzo 2011

Slow, candidatura lenta


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La mia circoscrizione è la Otto di Torino, quella che include  il quartiere San Salvario. Dove abito.
Quello con tanti colori
Gianni Mura è giornalista sportivo, corsivista e scrittore. E’ considerato l’erede naturale di Gianni Brera. Gianni Mura ha inventato, ispirandosi al “cibo lento” di Carlin Petrini, lo Slow Foot. Slow Foot è la nostalgia del calcio anni ‘60 e ‘70. Il gesto tecnico contrapposto alla muscolosità del calcio attuale. Il ritmo ragionato e geometrico contrapposto alla velocità ossessiva. Slow Foot è nostalgia del goal dal calcio d’angolo, del tiro ad effetto, del pallonetto e del passaggio millimetrico. Slow Foot è il numero sulla schiena che ti spiega il ruolo in campo: il regista con il 10, il centravanti con il 9, il mediano con il 4 e così via. A me piace slow. Slow dovrebbe essere la politica. Perché Slow è pensare, preparare, rispettare i ruoli, mettersi a disposizione, rispetto per l’etica, obiettivi chiari e condivisibili. Slow è il bene pubblico: l’acqua, l’aria, il sole, la scuola, la cultura, la pista ciclabile, il tram, il parco. Slow è il contrario del berlusconismo che è fast. Fast è il faccione sui manifesti o slogan di quart’ordine o di dubbio gusto o nuovi miracoli italiani. Fast è l’interesse personale, a prescindere e a tutti i costi. Fast è la privatizzazione dell’acqua, il cemento con la sabbia, il diverso da te, l’abuso edilizio, il furbetto del quartiere.
Fast, a volte, è purtroppo anche sulla mia sponda del fiume, e questo non mi piace.
Slow sarà la mia candidatura nella lista PD alle prossime elezioni che rinnoveranno il consiglio di circoscrizione. Con la mia candidatura, se gli iscritti del mio circolo approveranno, vorrei portare un po’ di normalità e di sana passione in politica.
Lo faccio semplicemente, senza ambizioni personali.
Io ci provo. Ci provo slow. Vi farò sapere.

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