giovedì 21 luglio 2011

Tobia


La foto che vedete, e leggete, l’ho scattata a Donnalucata, in Sicilia, dove ho trascorso le vacanze. Preciso che non mi piace, la trovo veramente di cattivo gusto, non me ne vogliano le donne che vedranno la foto.
Lasciatemi dire però che il povero Tobia mi ricorda il centro sinistra, sempre all’opera con i preliminari, con discussioni infinite, titubanze, maggioritari e turni secchi, referendum, precisazioni e puntualizzazioni. Intanto che Tobia ci pensa c’è lui che poi lo fa.
Lui poi lo fa modo suo. Lui non ci piacerà e a noi non resterà che mangiarci le unghie.
Ruberei allora lo slogan bello e felice, “Se non ora quando e soprattutto cosa e come”.

martedì 28 giugno 2011

La mozzarella in carrozza


I tunnel, la velocità, gli ultras del SI e quelli del NO, una valle, le pallottole, i massi, i TIR e l’autostrada, la mozzarella in carrozza e i pendolari ad aspettare il regionale, l’amianto c’è l’amianto non c’è, forse avremmo dovuto, la decrescita e la crescita, il PD e il PD di cui, il mulo Tonino e la poesia di Nichi, si deve fare, non ve la faremo fare. Serve! Non serve! I soldi ci sono, i soldi non ci sono.
Mi fermo che mi gira la testa, invece farei delle domande. Queste per esempio.
Alta velocità Torino Milano:
  1. Volume traffico passeggeri
  2. Costo medio dei biglietti
  3. Previsione rientro dei costi
  4. Linee regionali soppresse
  5. Quanto si è ridotto il traffico automobilistico sulla A4
  6. Benefici sul territorio attraversato
  7. Mobilità effettiva tra Torino e Milano
Le risposte ci direbbero molto sull’utilità dell’alta velocità, almeno sull’idea di alta velocità: funziona?

Aggiungerei che la questione TAV potrebbe diventare un caso per ripensare alle forme di democrazia partecipata.  Pochi non possono più decidere per tutti. 
Andando oltre gli schieramenti.

venerdì 17 giugno 2011

Non montiamoci la testa


Il mare dalle parti di Gallipoli :)

Andrò forse controcorrente, ma ero molto ottimista sull’esito dei referendum. Quando c’è il rischio di un aumento pesante delle bollette e c’è il timore di rischiare un disastro nucleare che ti potrebbe far diventare fosforescente, è automatico andare a votare. Inoltre c’era anche la volontà di, almeno, ridimensionare l’uomo dei miracoli mancati, in Italia comprese Arcore e Olbia.
I referendum sul divorzio e sull’aborto passarono quando gli italiani erano molto più cattolici di adesso. Non c’è Minzolini che tenga in questi casi. Non c’è invito ad andare al mare che possa essere accolto.
Però non montiamoci la testa. L’Italia s’è desta perché la sveglia era puntata su argomenti molto precisi, chiari e comprensibili. Prova ne è il ritorno del centro destra al ritornello della riduzione della tasse. L’unico argomento che a loro è rimasto.
Il campo da golf a Lampedusa non si farà, gli sbarchi non riescono a fermarli, il federalismo leghista è una bufala. Il lavoro non c’è.
Ripeto, non dobbiamo montarci la testa però, a mio parere referendum e amministrative vanno letti come una richiesta forte di cambiamento nel rapporto che i partiti devono avere con i cittadini. I partiti, soprattutto il mio che ci tengo e spero ancora per molto, devono proporre un progetto di paese: condivisibile e comprensibile e su quello costruire alleanze per andare a governare. Non il contrario. Devono abbandonare l’autoreferenzialità dei convegni o delle lobby (comprese quelle “etniche” che ti avvicinano a mitologici animali).
La testa di chi fa politica è tutta dentro i partiti e i meccanismi che li regolano. Molte teste che nei partiti contano (spesso le tessere) fuori, nel mitico territorio, sono dei perfetti sconosciuti. Mi viene da dire meglio da un certo punto di vista.
Però così non può durare, perché tutti quei SI e tutti quei voti presi alle amministrative presto o tardi potrebbero mandare a scavare il mare tutti i partiti. Allora saranno cavoli amari per la democrazia in questo paese.

mercoledì 15 giugno 2011

In punta di piedi


Sono entrato così nei campi Rom, in punta di piedi. In punta di piedi e con un piccolo carico di pregiudizi. Io avevo il compito di fare le foto e un po’ mi vergognavo. Mi chiedevo come cominciare evitando di sembrare invadente, non volevo dare l’impressione di essere a un parco safari.
Per un po’ la macchina fotografica è rimasta nello zainetto, intanto salutavo e cercavo di spiegare cosa ci aveva portati li. Cominciavo a rilassarmi e a scaricare pregiudizi, un po’ per volta.
Poi ho estratto la reflex dallo zainetto e l’ho accesa. “Siete giornalisti?”. “No, vorremo girare un film”. E spiegavamo. E raccontavano.  Un altro carico di pregiudizi se ne andava.
Ho cominciato a scattare foto, alle cose e ai luoghi.
Intanto si erano rilassati anche “loro”: “Fammi una foto, per piacere”.  Tempo un’oretta di scatti e il rilassamento era completo. Adesso ho un pacco di fotografie da portare al campo.
Uscendo non ho più controllato se in tasca c’era il portafogli.
Ai campi ci sono andato più volte con Sara, Francesco, Federico e Luca. La storia completa la trovate qui: http://unmondopossibile.wordpress.com/

giovedì 9 giugno 2011

Il paese del gratta e vinci

Oggi sono andato all’ufficio postale per pagare un bollettino, ero in coda quando ho visto agli sportelli in bella vista dei gratti e vinci. Ho chiesto e mi han detto che si possono comprare, un modo come un altro per ingannare il tempo quando si è in coda.
Fantastico, questo paese è fantastico. Puoi trovare i gratta e vinci ovunque: dal tabaccaio, al bar, in edicola, al supermercato, all’autogrill. Adesso anche alla posta. Ritiri la tua pensione, minima, e la defalchi subito di cinque, dieci euro di speranza. Lo stato (minuscolo, molto minuscolo) si prende il pizzo sulla miseria e sulla disperazione. Posso dire che questa cosa mi fa schifo? L’ho detta.
Adesso mi aspetto che i gratta e vinci si vendano nelle ASL, anche lì code non mancano e puoi pagare con il bancomat insieme al ticket. Negli ospedali, possibilmente nei reparti di oncologia, vedi mai che ti puoi pagare un ricovero in Svizzera o cure molto costose. In chiesa, gratta e vinci indulgenze, messe in suffragio e candele votive. Nelle agenzie per il lavoro, gratta e vinci un posto a tempo determinato, indeterminato, da operatore ecologico o da mega dirigente … delle poste.
Questo paese, così com’è, mi fa veramente schifo. L’ho già detto? Non importa, lo ripeto volentieri.

martedì 7 giugno 2011

L'uomo che piantava gli alberi


Un mio caro amico stava smontando un luogo bello quando tra le varie cose accatastate vide un libro e me lo donò, un libro di pochissime pagine. Conoscevo l’autore, ma non quel libro. I libri si accolgono, non si accettano. Ringraziai Massimo e mi ripromisi di leggerlo presto. L’ho letto ieri sera, d un fiato, son poche pagine. Narra di un luogo, in alta Provenza, diventato arido e spoglio. Come i pochi abitanti rimasti. Narra di un uomo che aveva perso tutto, salvo il desiderio di rivedere, in quel luogo, crescere gli alberi. Senza dirlo a nessuno comincia a seminare querce, betulle, faggi. Quel luogo diventa una foresta, i ruscelli si riempiono d’acqua, il villaggio si ripopola. La vita riprende. A molti sembrò un miracolo. Invece fu solo la tenacia di un uomo del quale non sapranno mai. Lo conoscessi, quell’uomo, gli chiederei un po’ di semi, da seminare e da regalare. Ne abbiamo bisogno. 
Il mio caro amico è Massimo Pizzoglio. Il luogo bello era il Circolo delle Passioni, ora è l'Associazione Culturale Dobhran. Il libro è L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono. Noi siamo tutti. 
L’uomo che piantava gli alberi non si sa dove sia e se sarà.

lunedì 6 giugno 2011

Mettiamola così


Renzi voterà tre Sì e un No, perché i quesiti referendari sono quattro. Fossero tre, voterebbe due Sì e un No. Fossero due, farebbe fifty fifty. Se ci fosse solo un quesito, sceglierebbe quello sull’inchiostro, dei titoli dei giornali.
D’Alema insiste con il governo di transizione, ancora due interviste e finisce la legislatura.
Berlusconi ha congelato Bondi, deve avere un freezer enorme.


lunedì 30 maggio 2011

Vita (non) votata di Sandro Bondi


Milano fuggita
Napoli andata
Cagliari rapita
Trieste fumata
Grosseto svanita
Novara evaporata
Crotone partita
Pordenone mangiata
Rimini rifiorita


sabato 28 maggio 2011

Carlo d'Inghilterra


Mi è capitato in passato di andare in visita in un repartino psichiatrico, visita nel senso che andai a trovare un mio collega che ci era finito per “disturbi” amorosi.  Il mio amico mi accoglie in sala visite e cominciamo a fare due chiacchiere, lui ormai stava bene e sarebbe uscito da li a poco, quando vengo fissato insistentemente da un giovane  ricoverato. Per cortesia saluto e lui ricambia con un gesto nervoso della testa. Poi comincia.
Io non voglio tornare alla Fiat Ricambi.
Lavora alla Fiat Ricambi? Dico io.
Sì, per colpa di mia madre. Dice lui.
Ah, sua madre.
Sì, ma io non posso. Che figura ci faccio? Mi dica lei?
Non si trova bene? Perché che figura?
Lo dica a mia madre, ma si rende conto? Io, alla Fiat Ricambi?
Scusi, ma lei chi è?
Io sono Carlo d’Inghilterra! Carlo d’Inghilterra!
E sua madre la regina Elisabetta, la capisco. Faccio io assecondandolo.
Il mio amico sorride e mi presenta la signora seduta al suo fianco: Claretta Petacci.
Questa esperienza mi fa comprendere l’imbarazzo di Obama e degli altri presidenti che hanno subito al recente G20 le esternazioni di Berlusconi. 
Mandiamolo in una comunità alloggio.

giovedì 26 maggio 2011

VIP - Very Important "Pensioneit"

Anche i ricchi invecchiano e rischiano la non autosufficienza. A loro ha pensato Carlo De Benedetti, il finanziere che si è staccato il cognome, che inaugurerà a Dogliani, nelle Langhe, un pensionato per VIP parzialmente o totalmente non autosufficienti.  Rette da tremila euro a salire.
Dal sito della società “Anni Azzurri” che possiede la struttura:
“In Italia, come nel resto d’Europa e dei Paesi industrializzati, oggi si vive più a lungo. Ma le persone sono esposte più a lungo all’usura del tempo, alle malattie degenerative, ai malanni della vecchiaia. E i ritmi di vita e la struttura della famiglia moderna non sempre consentono di assistere i propri membri anziani, soprattutto non più autosufficienti, tenendo costantemente conto di tutte le loro esigenze: cure mediche, sostegno nelle attività quotidiane, bisogni psicologici e relazionali. “
Penso a Marchionne, a Berlusconi, a Briatore, a Geronzi e a tutti gli altri sotto lo stesso tetto rincoglioniti da una vita stressante e usurante.  Li immagino a tener concione, a calcolare utili da spartire, a combattere il comunismo e la FIOM, a rivedere turni e ritmi di produzione, a promettere miracoli … più o meno come fanno adesso. Abbandonati dai parenti e affidati a infermiere teutoniche - ricordate Fratella Diesel in Alta tensione? -  che li trattano peggio degli operai di Fabbrica Italia.
“Poveri” cari vecchi VIP.

domenica 1 maggio 2011

E allora?


Anche quest’anno San Gennaro ha fatto il miracolo e il sangue si è sciolto, al terzo tentativo.
Non ho capito il vantaggio del miracolo però, insieme al sangue sono spariti i rifiuti? La camorra è stata debellata? Gasparri è diventato intelligente? Renzi meno presuntuoso? Veltroni è partito verso l’Africa centrale? Bossi va in vacanza a Sorrento? Berlusconi si ritira in convento?
Che cosa succede dopo che il sangue si è sciolto? Succede che si coagula di nuovo.

giovedì 28 aprile 2011

Il riposo dei neuroni

Riporto fedelmente da L'Unita di oggi 23 aprile, pagina 3 in alto:

"Quando si dorme troppo poco alcuni neuroni nel cervello <> temporaneamente e fanno una pennichella, cioè si spengono per un breve periodo anche se noi permaniamo svegli e siamo attivi. La scoperta resa nota sulla rivista Nature, è frutto di una ricerca sui ratti condotta da Giulio Tononi dell'Università del Wisconsin a Madison."

Sicuri che siano i ratti? Il fatto che il ricercatore sia italiano (all'estero) mi rende dubbioso.

sabato 2 aprile 2011

I top manager e lo sportello solitario


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385 top manager di Unicredit provenienti da tutto il mondo si sono riuniti a Torino per la convention annuale, tra un meeting e l’altro hanno trascorso un pomeriggio a restaurare 200 mobili. Pare serva a fare squadra.
L’agenzia dove ho il conto corrente - un’altra banca, ma non fa differenza – è spaziosa, molto, con tanti sportelli, ma un solo addetto. Ci sono andato ieri, quel povero addetto era sudato, spettinato e ti guardava chiedendo solidarietà mentre la coda si allungava e il bancomat s’inceppava e un signore gli chiedeva improbabili operazioni.
Fossi cattivo come La Russa, gli avrei detto: perché non prova a fare squadra, si restauri giovanotto.

lunedì 28 marzo 2011

La foto di Arturo


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Adesso Arturo sta pensando a come impostare la sua avventura elettorale, ma Arturo di campagne elettorali non è che ci capisca granché. Arturo ha sempre invitato a votare per un’idea, per un simbolo, per un progetto. Promuovere se stesso, per Arturo, è una novità.
Arturo ha pensato a un foglio, formato A4, una paginetta insomma, dove scrivere in sintesi, di se stesso: chi è, cosa ha fatto, come è (o almeno come lui stesso si vede) e soprattutto cosa significhi per lui la politica, con l’aggiunta di qualche sogno. Soprattutto vorrebbe spiegare il motivo della sua candidatura.
Arturo poi si è chiesto: ma ci metto una foto mia sulla paginetta?
Ad Arturo è venuto naturale pensare alla carta d’identità, in fondo una candidatura è un atto formale. No, troppo fredda, occhi sparati, sguardo da ricercato da tutte le polizie del mondo.
Ad Arturo potrebbe venire in mente una foto con sguardo ammiccante e sorriso tipo “lasciafareamechesonoiltipogiusto”. E poi la moglie di Arturo chi la sente: “sembri un imbecille”.
Ad Arturo viene in mente che i capelli, e i baffi, sono grigi e galoppano verso il bianco. Potrei tingerli e avere un aspetto più giovanile. Invece di rottamarmi mi ripristino. Impensabile, Arturo non se la sente di affrontare i commenti dei suoi figli: “Pà, sei ridicolo. Se continui così ti fai un mutuo per il lifting”.
Un’idea sarebbe una bella foto, tipo piano lungo, quello che usano nei film western quando girano la scenadei duello finale. Arturo si vede arrivare, passo deciso verso la meta, verso il momento decisivo, la morte o la gloria. Si sarebbe bello, ma a pensarci, cacchio, si tratta solo di candidarsi in circoscrizione. Siamo fuori contesto, meglio lasciar perdere.
Arturo potrebbe mettere la foto di quando era bambino, quando tutte ste menate della foto non c’erano oppure chiedere a sua moglie di scattargli una foto e chiudere la questione.
Sono tempi difficili, grossi dubbi ci assillano.
Si possono fotografare i tempi difficili?

venerdì 25 marzo 2011

L'articolo 11 e il comma che non c'è


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L’articolo undici della nostra Costituzione recita così:


L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Un articolo nobile che ti qualifica come paese, ti fa sentire orgoglioso di essere italiano, a volte capita. Un articolo, a mio parere, incompleto. Provo a spiegare perché.
Non ci sono più le guerre d’invasione e di conquista, non ci sono più i Napoleone, gli Hitler e le guerre coloniali. Quelle guerre che, probabilmente, hanno ispirato l’articolo undici.
Gli ultimi interventi militari hanno coinvolto paesi legati alla produzione o alla commercializzazione di materie prime: l’Irak, l’Afghanistan, la Cecenia per dirne alcuni, e oggi la Libia. Il petrolio oggi e domani, se si continuasse a puntare sull’energia nucleare, l’uranio.
Le guerre evidentemente nascono per interessi esclusivamente commerciali, dietro la pretesa di esportare la democrazia, dietro la dichiarazione di sostegno a popoli che si ribellano, intervenendo di solito a genocidio quasi compiuto.
La politica internazionale è quindi al servizio di interessi commerciali e di uno sviluppo economico che, per forza di cose, prevede la guerra.
Noi, da questa sponda del fiume, amiamo la pace e siamo ovviamente contro la guerra. Lo dichiariamo, manifestiamo ed esponiamo le bandiere colorate. Noi stiamo dalla parte di chi si ribella per chiedere diritti e democrazia e dibattiamo sull’intervento del nostro paese in uno scenario che prevede le bombe da sganciare.
Noi amiamo la pace, ma arriviamo dopo. Noi amiamo la pace, di solito, solo quando siamo coinvolti.
Invece dovremmo agire prima facendo politica, dimostrando l’amore per la pace con fatti concreti. E vengo alla proposta. Concretezza sarebbe proporre una modifica alla Carta Costituzionale aggiungendo un semplice comma all’articolo undici:
“L'Italia ratifica accordi bilaterali, di natura politica e commerciale, solo con paesi che garantiscono ai propri cittadini i diritti previsti dalla dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.”
Non so se questo comma da solo risolverebbe la questione, di sicuro non avrebbe consentito al governo Berlusconi di firmare un pesante accordo con Gheddafi.
Anzi, magari avrebbe spinto Gheddafi a riformare il suo regime, perché, è noto, che il cliente ha sempre ragione.
Sogno? Può darsi, ma ditemi se ci sono alternative.

martedì 22 marzo 2011

L’Italia migliore è in corso Marconi



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A Torino i genitori di una scuola pubblica si organizzano in un’associazione  e ridipingono le pareti.
A Torino i consiglieri del PDL eletti in regione propongono una legge che vorrebbe destinare soldi pubblici e a fondo perduto alle scuole private da destinare a lavori di ristrutturazione.
L’Italia migliore è in corso Marconi a Torino.

lunedì 21 marzo 2011

Slow, candidatura lenta


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La mia circoscrizione è la Otto di Torino, quella che include  il quartiere San Salvario. Dove abito.
Quello con tanti colori
Gianni Mura è giornalista sportivo, corsivista e scrittore. E’ considerato l’erede naturale di Gianni Brera. Gianni Mura ha inventato, ispirandosi al “cibo lento” di Carlin Petrini, lo Slow Foot. Slow Foot è la nostalgia del calcio anni ‘60 e ‘70. Il gesto tecnico contrapposto alla muscolosità del calcio attuale. Il ritmo ragionato e geometrico contrapposto alla velocità ossessiva. Slow Foot è nostalgia del goal dal calcio d’angolo, del tiro ad effetto, del pallonetto e del passaggio millimetrico. Slow Foot è il numero sulla schiena che ti spiega il ruolo in campo: il regista con il 10, il centravanti con il 9, il mediano con il 4 e così via. A me piace slow. Slow dovrebbe essere la politica. Perché Slow è pensare, preparare, rispettare i ruoli, mettersi a disposizione, rispetto per l’etica, obiettivi chiari e condivisibili. Slow è il bene pubblico: l’acqua, l’aria, il sole, la scuola, la cultura, la pista ciclabile, il tram, il parco. Slow è il contrario del berlusconismo che è fast. Fast è il faccione sui manifesti o slogan di quart’ordine o di dubbio gusto o nuovi miracoli italiani. Fast è l’interesse personale, a prescindere e a tutti i costi. Fast è la privatizzazione dell’acqua, il cemento con la sabbia, il diverso da te, l’abuso edilizio, il furbetto del quartiere.
Fast, a volte, è purtroppo anche sulla mia sponda del fiume, e questo non mi piace.
Slow sarà la mia candidatura nella lista PD alle prossime elezioni che rinnoveranno il consiglio di circoscrizione. Con la mia candidatura, se gli iscritti del mio circolo approveranno, vorrei portare un po’ di normalità e di sana passione in politica.
Lo faccio semplicemente, senza ambizioni personali.
Io ci provo. Ci provo slow. Vi farò sapere.

domenica 20 marzo 2011

E’ la pace che prepara la guerra


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 La guerra fa schifo, non è fiction quello che vediamo in TV. Sono aerei e missili che vanno a bombardare, moriranno persone, stanno morendo persone. E si comincia a commentare la guerra: i pro, contro, gli indifferenti. Il governo (?), la lega, l’opposizione. Solito tragico film, niente di nuovo. Si commenta la guerra e si dovrebbe discutere di pace. Questo tipo di pace. Una pace incompiuta, una pace scadente, una pace che non ha prospettive. Perché è la pace, questo tipo di pace, che prepara la guerra. Perché le Nazioni Unite dovrebbero darsi un codice etico con il quale certificare i paesi che ne possono fare parte. Perché i trattati si dovrebbero siglare con paesi che garantiscono i diritti politici e civili ai loro cittadini. Perché la guerra si evita facendo qualche rinuncia in termini di consumo di energia: indossando un maglioncino di lana in casa d’inverno e spegnendo i condizionatori d’estate. Il mondo occidentale è un mondo di consumatori che possono decidere le sorti del mondo intero. Facciamo una class action contro la guerra, perché la pace prepara la guerra oppure ti regala il futuro.
Il mondo occidentale è un mondo di elettori che ai partiti dovrebbero chiedere la pace, quella che ti regala il futuro.

venerdì 18 marzo 2011

Spergiuri


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Prima di assumere le funzioni, il Presidente del Consiglio e i Ministri devono prestare giuramento secondo la formula rituale indicata dall'art. 1, comma 3, della legge n. 400/88. Il giuramento rappresenta l'espressione del dovere di fedeltà che incombe in modo particolare su tutti i cittadini e, in modo particolare, su coloro che svolgono funzioni pubbliche fondamentali (in base all'art. 54 della Costituzione).
"Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della nazione"

martedì 15 marzo 2011

Niente è lontano

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Niente è lontano, tutto è drammaticamente vicino. 
Ci dicono che è l’onda emotiva, come se le emozioni non contassero niente. 
Non ci dicono che sarebbe meglio amarlo, accudirlo e ripensarlo il pianeta, perché a loro non conviene.
Diciamolo noi, facciamolo noi perché niente è lontano, ma è tutto drammaticamente vicino.
Anche il futuro.

domenica 13 marzo 2011

Madamina, il dibattito è questo, ma dovrebbe essere un altro.


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Dopo la tragedia, anzi a tragedia ancora in corso, il dibattito verte sul nucleare. I si e i no si sfidano a singolar tenzone.  Destra e centro contro sinistra e ambientalisti. 
La questione credo sia un altra.
Credo che dovremmo porci un’altra domanda, la domanda: ne vale la pena? Non sarebbe ora di ripensare al modello sociale verso il quale si sta andando? Il nucleare, il petrolio, lo sfruttamento eccessivo delle risorse del pianeta, il sottrarre terra alle coltivazioni, gli abusi edilizi, tutto questo a chi giova?
Per cosa sono morte le vittime del nucleare in Giappone?
Per produrre una Toyota Rav4 in più che gira in città?  Per produrre un TV Led 3d in più? Per avere a disposizione nei supermercati scaffali pieni di prodotti di cui possiamo fare serenamente a meno?
Ripensare a un modello di civiltà alternativo e umano, sarebbe il modo migliore per rispettare quei morti e, anche, il modo migliore per tornare a fare politica davvero.

sabato 12 marzo 2011

Il mio tricolore


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Il tricolore qualcuno lo espone, qualcuno no e tra chi lo espone ci sono differenze profonde.  Ci sono differenze di valori che quel tricolore dovrebbe rappresentare.
Quelli che non lo espongono si sanno chi sono, sono quelli verde acido, quelli che vogliono essere padroni a casa loro che poi è anche nostra. Tra quelli che lo espongono ci sono anche quelli che il tricolore lo usano e basta, con una retorica priva di futuro e che tende a fotterti.
Non è di questi che voglio parlare.
Voglio parlare del tricolore che sarà sul mio balcone.
Il tricolore del mio balcone io vorrei rappresentasse un popolo che si tiene insieme, coeso e che guarda al futuro. Un popolo solidale. Un popolo che difende e attua la Costituzione, un popolo capace anche di aggiornare la Costituzione, per tutti e non per uno o per pochi.
Un popolo che rispetta la storia e non la insulta. Un popolo che accoglie. Un popolo che vuole unirsi in un’Europa compiuta. Un popolo che non scende a compromessi con le mafie e con le clientele. Un popolo che rispetta e difende i beni comuni: la scuola pubblica, il verde, l’aria che si respira e la cultura.
Il tricolore di Pertini e di Vassallo, di Impastato e di Falcone, dei nostri migranti e dei nuovi migranti che italiani saranno, per citarne alcuni.
A Cota e i suoi sodali leghisti rimangano pure nel loro triste e lugubre recinto.
Il mio tricolore è molto più allegro e il verde della bandiera è brillante e vivace come il sorriso di un bambino.

mercoledì 9 marzo 2011

Quelle giovani coppie

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Quando ero bambino, l’Italia ne aveva un centinaio di anni e mio padre mi raccontava dell’ultima guerra mondiale, del gelo russo, delle sponde del Don e di una ferita che gli consentì di ritornare a casa prima della disfatta. Tornò in una casa che non era proprio casa sua ma casa di una giovane e bella donna che diventò la mia mamma.

Perché mio padre, che era pugliese, il periodo più bello della sua vita lo trascorse comandando la difesa dell’isola Gallinara da improbabili attacchi nemici. E fu dalle parti del molo di Alassio che mio papà conobbe mia mamma, amore a prima vista e origini taciute, perché alla mia mamma quelli di laggiù non piacevano e il giovane sergente con i baffi non aveva il coraggio di dirle che arrivava dalle parti di Bari.
Ma si sa che il vero successo di un uomo è piacere alla suocera. Infatti, fu la futura nonna a risolvere il problema quando mio padre, non sapendo cosa fare, si confidò con lei e le raccontò il suo dilemma.
La nonna consigliò di dirle di essere parmigiano, nel senso di Parma, città appena un po’ a sud. Ci sarebbe stato tempo per dichiarare la verità.
E fu così che andò.
Prima di sposarsi mio padre disse tutto a mia mamma, e l’amore sconfisse il pregiudizio. Dopo il matrimonio, i giovani sposi cominciarono, a guerra appena finita, un avventuroso viaggio che avrebbe riportato mio padre a sud e mia madre a esplorare un altro mondo.
Ricordo che la mia mamma, che nel frattempo aveva imparato a fare le orecchiette, mi raccontava che al sud usavano l’olio invece del burro e non trovava da comprare   il parmigiano. Chissà forse fu proprio la passione per il parmigiano che ispirò mia nonna.
Io nacqui dopo qualche anno in Liguria, durante una vacanza estiva, ultimo di tre figli e in Puglia, dove noi abitavamo, finalmente arrivò il parmigiano, per la felicità della mia mamma che lo poteva grattugiare sulle orecchiette con il pesto. Un pasto multietnico che vi consiglio.
Riassumendo mio papà era pugliese, la mia mamma ligure, io e i miei fratelli per una metà liguri e per l’altra metà pugliesi. Italiani interi. Come il parmigiano all’estero, appunto.
La storia di questo paese non è fatta solo di Cavour, Garibaldi e Mazzini, anche mia madre e mio padre han fatto l’unità d’Italia, come tante altre coppie di questo paese, e non saranno dei tristi e blasfemi fazzoletti verdi a smontare ciò che tanti giovani innamorati hanno contribuito a unire.
Oggi, che gli anni sono centocinquanta, quelle giovani coppie andrebbero ricordate.

martedì 8 marzo 2011

Il vero bollettino medico

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Arturo è venuto in possesso del vero bollettino medico emesso dopo l'intervento chirurgico effettuato a Silvio Berlusconi il 7 marzo 2011. Alla stampa è stato diffuso questo che è palesemente falso.
Il vero bollettino medico:

L’umore del Presidente è ottimo, prima dell’intervento ha palpato il sedere a tutte le infermiere presenti in sala e preteso il bacio della buona notte prima dell’anestesia. Si mostrato invece preoccupato per il fatto di non poter essere presente giovedì a un bunga bunga party, ma ha dichiarato che farà di tutto per esserci. Berlusconi, ha spiegato il dottor Zangrillo, è stato operato in una clinica privata milanese dal professor Massimo Mazza, il premier ha molto ironizzato sul cognome del chirurgo. L’intervento è pienamente riuscito. "Si è trattato di un’operazione di chirurgia maxilofacciale con l’obiettivo di ripristinare l’alterata faccia da fondo schiena e la conseguente alterazione funzionale della masticazione, che gli provocava anche dolore, conseguenti all’impatto subito nel dicembre del 2009 quando il Presidente, in piazza del Duomo, venne colpito da una bomba a mano lanciata da Di Pietro. Le condizioni del premier sono buone e soddisfacenti, svegliandosi ha chiesto il numero di telefono delle infermiere. Poi si è fatto portare uno specchio e una foto di Gasparri per giocare al più bello del reame. “Bravo chirurgo, son sempre io il più bello” ha esclamato. Era un intervento deciso da lungo tempo, il duomo di Milano era ancora in costruzione, ma bisognava trovare una giornata tranquilla: una visita da Israele, sbarchi a Lampedusa, genocidio in Libia. Sono state quattro ore di sala operatoria: si sono perse due ore poiché si stava intervenendo per sbaglio su un’altra parte anatomica risultata eccessivamente flaccida, ma molto somigliante alla parte offesa. L’intervento è stato necessario per riparare il danno anatomico e funzionale prodotto dall’impatto con un boeing 747 pilotato da Gad Lerner. L’intervento in se’ non è stato molto semplice, la tentazione di arrecargli danni irreparabili è stata molto forte. Il premier è stato operato in microscopia infilandogli in bocca Renato Brunetta con la muta da sub. Al fine di evitare danni al tessuto nervoso gli è stata iniettata una dose di gasparrina. Lui è come sempre ottimista e ha messo gli operatori nelle condizioni migliori, le infermiere le hanno fatte denudare tutte in modo da sentirsi a loro e a suo agio. E’ andato tutto per il meglio, si è rimesso le scarpe e ora si sente sollevato.

E’ già stato dimesso, dalla clinica.
Dal governo pensateci voi.

sabato 5 marzo 2011

PDL, Pipistrello della liberta

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Moratti junior, nel senso del figlio di Moratti sindaca che è moglie di Moratti Moratti petroliere che è fratello di Moratti quello dell’Inter,  si è “adattato” un complesso industriale a prima casa. Senza poterlo fare. Questo, in questo paese, è normale. Ci mancherebbe, non è una notizia.  La notizia sarebbe Moratti che fa le cose in regola. Ma quando mai. 
La notizia vera, che è su tutti i giornali, è la casa, nel senso che junior ha ristrutturato casina ispirandosi nientepopòdimenoche a Batman. 
L’uomo pipistrello. In effetti, oddio, guardandoli insieme, sindaca e junior, una certa somiglianza ci sarebbe. 
Vestiteli di velluto scuro, mettetegli un paio di alucce, appendeteli per i piedi su una trave ... e prendete un plasil
Adesso non resta che attendere che inizi la moda della casa ispirata, se ne vedranno delle belle.
Io invece potrei ispirarmi a un urlo liberatorio: ma andate a …… !!!

mercoledì 2 marzo 2011

Democratici di tutto il mondo ...


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Egitto
Tunisia
Libia
Corea del Nord
Yemen
Giordania
Cina
… 
Italia?
E se la politica ci fosse e battesse un colpo?
Abbiamo globalizzato lo yogurt, l’Iphone, la pizza, il sushi e se provassimo a globalizzare democrazia, giustizia, libertà, diritti, lavoro proponendo un’idea di società?
Democratici di tutto il mondo …

domenica 27 febbraio 2011

Il bunker e il mausoleo.


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Una catastrofe nucleare, toccando tutto ciò che c’è da toccare, potrebbe capitare visto l’andazzo. E nel caso malaugurato, chi si salverebbe? Capi di stato, miliardari e dittatori come Gheddafi, che hanno bunker antiatomici.
E poi, cosa farebbero una volta usciti dal bunker?
Il bunker di Gheddafi.
Il bunker “eterno” di Berluskanen

venerdì 25 febbraio 2011

La bisavola padana


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Non è facile da trovare, ma se si cerca bene il lato comico dei leghisti  viene fuori.
Navigando tra le verdi pagine del sito della lega nord mi sono imbattuto in quelle dei giovani padani e tra gadget, misspadanie e offerte di lavoro padano ho trovato una pagina dedicata al razzismo.
Ma dai, direte voi, finalmente un’inversione di tendenza. Stai a vedere che Martin Luther King nacque a Gorgonzola.
No, niente di tutto ciò.
I giovani padani denunciano il razzismo nei confronti dei padani stessi. Proprio così.
Non ci credete? Leggete e cercate di non ridere:
“GLI ESEMPI SONO TANTISSIMI E CERTE VOLTE DAVVERO SCONVOLGENTI, DATO CHE COLPISCONO SOPRATTUTTO LA POVERA GENTE CHE VIVE IN UNA DELLE REGIONI PADANE”
Ed ecco gli esempi, tenetevi forte:
“Quante volte abbiamo sentito qualcuno farci osservazioni sgarbate quando osiamo parlare le nostre lingue locali?”
Questa è strepitosa:
“Quante volte ci siamo sentiti tacciare d’ignoranza solo perché riportavamo la verità storica e archeologica sui celti? Quante volte ci siamo sentiti dire che le nostre bisavole erano tutte buone donne gioiose di venire inseminate dai legionari romani?”

Il resto, se non siete stramazzati al suolo, lo trovate qui.

Buona padania 

lunedì 21 febbraio 2011

La finestra e il cortile


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Lo stato delle cose non cambia senza partecipazione attiva: se non ci sei, non esisti; se non urli non ti ascoltano; se non voti non ti calcolano. La gestione delle cose, del governo delle cose, è roba per pochi intimi che quella gestione non molleranno mai. Cominciamo con le primarie a Torino, andiamo in tanti a votare.

Partecipiamo, invadiamo, urliamo: esistiamo.
Stare a guardare dalla finestra consuma i gomiti e dopo un po’ annebbia la vista.
Fuori c’è un omicidio in corso e la vittima è la democrazia, non è solo sesso a pagamento

domenica 20 febbraio 2011

Primarie, i seggi della circoscrizione 8 di Torino


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