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venerdì 11 novembre 2011

Il 2026


Il 2026 sarà l’anno che verrà. Il 2026 potremo scrivere al nostro caro amico lontano perché ci saranno novità e grandi trasformazioni.
Nel 2026 l’evasione fiscale passerà da 200 miliardi di euro a 5 milioni di euro dovuti a errori nella compilazione della denuncia dei redditi; la criminalità organizzata che aveva un giro d’affari sommerso di 100 miliardi di euro dichiarerà fallimento. 
Nel 2026 ci sarà un federalismo solidale ed equo; i cittadini parteciperanno attivamente alla vita democratica; gli eletti nelle istituzioni avranno un’indennità equa senza privilegi di casta.
Nel 2026 avremo un welfare che funziona, per esempio: sostegno al reddito per chi è licenziato e per i giovani in attesa di occupazione; bonus di anni contributivi per ogni maternità alle donne; assistenza agli anziani domiciliare o in case di riposo di quartiere; asili nido e suole materne gratuite.
Nel 2026 avremo un paese che avrà implementato un nuovo sistema di sviluppo basato sulla qualità dei prodotti e dei servizi, sulle energie rinnovabili e non inquinanti; saranno ridotti gli sprechi; avremo coste pulite e mare limpido; musei pieni; Pompei in sicurezza; il Po navigabile da Torino al delta.
Nel 2026 l’agricoltura sarà l’attività più importante del paese; torneranno le botteghe nei quartieri, dove si potrà passeggiare e pedalare in tutta tranquillità; le auto avranno parcheggi dedicati e non inquineranno più.
Nel 2026 sarai giudicato per quello che fai e per come lo fai, nel merito.
Nel 2026 sarà abolita la parola straniero e tutti saremo cittadini.
Nel 2026 insomma ci saranno grandi trasformazioni, si potranno sposare i preti e anche le suore, mentre i gay già lo fanno.
Nel 2026 i genitori non saranno un peso per i figli.
Nel 2026 i figli non saranno un peso per i genitori.
Nel 2026 i disabili non avranno più barriere.
Nel 2026 chi non riusciva a esser felice lo sarà.
Nel 2026 Briatore entrerà in una libreria e comprerà un libro senza figure.
Nel 2026.
Nel 2026 di certo si andrà in pensione a 67 anni. 

venerdì 28 ottobre 2011

E se andassimo all’attacco


“A noi è rimasto un compito cento volte più agevole: quello di tradurre in leggi chiare, stabili e oneste il loro sogno di una società più giusta e più umana, di una solidarietà di tutti gli uomini alleati a debellare il dolore. Assai poco, in verità, chiedono a noi i nostri morti. Non dobbiamo tradirli.”

Pietro Calamandrei


Da anni si rinnovano gli appelli in difesa della Costituzione, si sollecita il Presidente della Repubblica, si aspettano con ansia le sentenze della Consulta.  E se provassimo a cambiare tattica passando dalla difesa all’attacco? E se invece provassimo a chiedere che la Carta Costituzionale fosse finalmente applicata, se quanto previsto dalla Costituzione diventasse realmente parte fondamentale del programma politico di un partito, il mio per esempio.
In molti articoli la Costituzione, dicono la migliore al mondo, è un libro di buone intenzioni lontane dall’essere realmente applicate in modo completo.  Inoltre le manovre economiche del governo e i presunti rimedi alla crisi economica non fanno che allontanare il dettato costituzionale dalla realtà accentuando le diseguaglianze. Le diseguaglianze sono impoverimento economico e minori diritti. Non credo che i morti che ricorda Calamandrei si siano sacrificati perché Briatore possa fare la vita che fa. Non credo proprio.
Credo anche la Costituzione andrebbe aggiornata inserendo articoli a tutela del patrimonio artistico, culturale e paesaggistico per esempio.  Se quegli articoli ci fossero stati avremmo evitato anni di condoni e, forse, tragedie come quella recente alle Cinque Terre.

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